Il Ghibellino

Per descrivere questa manifestazione e il suo fantastico percorso niente di meglio che le parole di chi lo ha già affrontato e di chi lo organizza da anni. Abbiamo scelto alcuni racconti, tra i tanti, che sicuramente faranno entusiasmare il lettore a tal punto da non poter fare a meno di partecipare alla prossima edizione del Ghibellino.

Patrizia Cini (vincitrice della XX° edizione)
Bellissima giornata, oggi a Vangile, centinaia di podisti a gremire la piazzetta antistante il Circolo Arci, un grande Cascione in veste di animatore, tappeto prima dell’arrivo, display, figuranti, sbandieratori, damigelle, ghibellini con le alabarde.
Una incredibile coreografia come solo nelle grandi occasioni è possibile vedere. Ed è infatti di una grande occasione che si tratta, la ventesima edizione di una corsa davvero esaltante e bellissima.
Una compagna di società mi aveva consigliata di correrla definendola una manifestazione dal sapore antico con un percorso “duro e bello da morire…”.
Piacevole la disponibilità dello spogliatoio e la puntualità della partenza, con me due compagne che preferiranno correre il percorso più breve; io scelgo la maratonina cercando di raccogliere informazioni… una sola risposta, unanime “è salita, faticosissima, unica consolazione l’arrivo con gli ultimi km in discesa”.
Partiamo a buon ritmo e si comincia subito a capire quale sarà la musica, il primo tratto lo percorriamo tutti insieme ed è difficile capire le posizioni nei due percorsi, la temperatura però è buona e quando ti aspetti il diavolo niente può farti paura.
Forza allora, i quadricipiti iniziano la loro inutile protesta e noi proseguiamo imperterriti!
I km sono accuratamente segnati ma non scorrono mai. Mi affianca Emma (Iozzelli), lei stà facendo un allenamento “tranquillo” e mi viene da ridere considerando che è ugualmente in testa. Facciamo un pezzo insieme, quasi non ha il fiatone e mi incoraggia, ci lasciamo al bivio, batte 5 e mi strilla di non fare “bischerate”, è dura!!!
In effetti appena salutata ecco l’ingresso alle mura di Massa, un gioiellino di paese abbarbicato su un fianco del monte, suggestive le viuzze lastricate e soprattutto la porta con due ghibellini alabardati a guardia.
Adesso si sale sul serio, ci aspettano addirittura delle vie con scalette, fatica distillata, fiato che senti da lontano. In cima ancora una porta nelle mura, stavolta si esce e qualcuno mi grida “dai che la salita dura è finita”. Meno male, non ne posso letteralmente più ma poi vedo Fabio con la telecamera, Piero con la macchina fotografica, volti amici e soprattutto… un po’ di discesa e mi rianimo.
E’ la volta di un incredibile percorso nel bosco, mi assalgono i profumi di muschi umidi ed il sole gioca a filtrare nelle foglie, bellissimo lo scenario, quasi ti scordi la fatica ed anche i cambi di pendenza ti trovano disponibile.
Da togliere il fiato la bellezza di un passaggio su ponte romanico, strettissimo e completamente immerso nel verde, a scavalcare con eleganza una cascatella che rinfresca solo a guardarla.
Se spuntasse improvvisamente uno gnomo dei boschi non mi sorprenderebbe più di tanto, sono sola in questo tratto e mi godo completamente il paesaggio, ad un tratto sento l’odore dei cavalli, eccoli, ci guardano passare sornioni e ci accompagnano con lo sguardo fino al tratto in asfalto.
Adesso si comincia a scendere e già si intravede l’arrivo, in fondo alla valle… un ritorno da correre con le “gambe in spalla”, lasciate completamente andare in una discesa che talvolta costringe a frenare.
Ci siamo e mi sorprendo a passare qualche concorrente mentre l’odore del traguardo è sempre più vicino… davvero emozionante il rettilineo finale, il tifo delle compagne, il tappeto, la calorosa accoglienza di tamburi rullanti e sbandieratori.
Hanno fatto davvero un bel lavoro a questo appuntamento, impeccabile l’organizzazione, ricchissimo il ristoro ed i premi, bella la gioiosa atmosfera e la parlantina simpatica dello speaker.
Ancora complimenti e soprattutto spero che l’efficiente “tam tam” delle persone contente funzioni anche qui.
Credo che alla fine fossimo tutti davvero soddisfatti per questa bella manifestazione che ci ha portato un po’ indietro nel tempo, a giocare ai ghibellini…

Sergio
Il Ghibellino, chi era costui? Era Castruccio Castracani degli Antelminelli, nobile famiglia lucchese, grande condottiero vissuto a cavallo del 1300. Combattè e vinse numerose e famose battaglie, a capo dell’esercito ghibellino (pro imperatore) contro i Guelfi (pro papa) tra cui la battaglia di Montecatini, di Altopascio e di Pistoia. Famosi i Castelli e le fortificazioni da lui edificati, tra cui la Fortezza Augusta a Lucca, la rocca di Castelnuovo Garfagnana, le fortificazioni del castello di Carmignano a Prato, la torre di guardia di Serravalle, il Torrione di Agliana. Sulle colline sopra Vangile, a Massa e Cozzile soleva passeggiare meditando le strategie per le imminenti battaglie.
E su queste colline, domenica 5 aprile, si è svolta la omonima gara podistica, in cui si sono dati battaglia, seguendo diverse strategie, i migliori podisti della Toscana.
Alla fine l’ha spuntata Jamali Jilali, che ha superato proprio nel finale Fabrizio Becattini, il vincitore della neonata maratonina di Borgo a Buggiano.
Il Ghibellino si ama o si odia, è stato detto. Io l’ho amato dalla prima volta e quest’anno ho voluto capire, se si può capire, perché lo amo.
E fin dalla partenza ho cercato disperatamente un motivo, uno soltanto, di questo amore.
Forse la vista di quel lungo serpentone in salita che si snoda oscillando sul rettilineo iniziale. Forse quei saliscendi dolci e curvi che ti permettono di osservare dall’alto i campi di ulivi degradanti. Forse l’improvviso apparire, dietro l’ultima curva, del campanile che sovrasta e fa da guardia alle case ordinate e pulite del Colle. Forse l’avvicinarsi di Massa, il passaggio nel borgo antico, il saluto di qualche passante incuriosito. O forse l’erta che porta a Cozzile, la vista delle chiese trecentesche, il pensiero che ripercorre i secoli e a ritroso si ritrova nel medioevo, l’era di Castruccio.
No, non è questo, ne sono certo, c’è qualcosa di più, qualcosa di più profondo che fa amare questa corsa, una corsa fatta, per ora, solo di fatica, del sudore che ti va negli occhi, che ti bagna la strada. Ecco, ora si entra nel bosco.
La prima volta pensavo “è fatta”. Ora so che non è vero, so che mi aspetta ancora una nuova fatica, fatta di sentieri che prima degradano dolcemente e poi improvvisamente si inerpicano senza lasciare scampo.
Prima i fiori di fragola ai bordi del sentiero ti fanno capire che la primavera è lì davanti a te, a giugno potrai andare al tuo posto delle fragole e le raccoglierai per far felice Francesca, che poi ti preparerà i suoi deliziosi, dolci bicchieri. Poi i campi di papaveri che precedono i filari di uva, un inno all’ordine e alla precisione.
Infine gli oliveti. Si, non siamo lontani dal ponte di Barano.
Lì mi aspetta sicuramente una bella fotografia, la fanno a tutti, anche agli ultimi.
Questa è democrazia!
E poi l’agognata strada asfaltata, vicino a Marliana. Non siamo molto vicini alla meta, ma ora è solo discesa, che bellezza! Ma non per questo amo il ghibellino. Sono quasi arrivato e non ho ancora scoperto l’arcano.
Ho percorso tutto il ghibellino alla ricerca di un perché e non l’ho trovato.
L’ultima curva, il tappeto rosso, lo striscione in lontananza, la gente. Il cuore ha un sobbalzo, l’emozione è ancora grande. Sì, ora ho capito, ora capisco perchè amo il ghibellino.
Perché ce l’ho fatta.
Non perché ho finito di soffrire, ma perché ho finito la corsa, ho superato tutte le difficoltà, sono volato in paradiso, nel paradiso di tutti quelli che hanno lottato, hanno sofferto, hanno stretto i denti e hanno centrato l’obiettivo.
Si, il ghibellino è una metafora della vita: si lotta, si soffre, si ama.

 Daniele Nerli
Parlare del Ghibellino è per me parlare della “Mia Gara” io che non abito a Massa e Cozzile anche se i bisnonni paterni erano nativi del comune, bè non ho visto la prima edizione ma già dalla seconda avendo iniziato a correre da poco mi ritrovai subito ad aiutare alle iscrizioni l’allora segretario.

E da li è iniziata una lunga e affascinante storia che mi ha aiutato a conoscere abbastanza bene il territorio di Massa e Cozzile, non sarebbe stata una gara tanto adatta a me in quanto con la salita non è che proprio mi trovi a mio agio, ma quei posti hanno un fascino unico come l’abitato di Massa, la Mulattiera vero e proprio percorso da muli che porta al Castello di Cozzile, al bosco che definire bello è poco ha un fascino particolare con il gioiello del Ponte di Barano o la stessa discesa del Casorino dove ho visto correre a velocità incredibili.

Credo che ogni organizzatore parli della sua gara come la più bella, la più tosta, la più dura, quella con più fascino e io credo che questi aggettivi siano tutti veri riguardo al Ghibellino.

Non è facile prepararlo “Il Ghibellino” con tutte le cose che ci sono da fare, dai contatti con gli sponsor, alla definizione del volantino, alle varie richieste da fare e poi l’ultima settimana diventa un continuo susseguirsi di impegni, dove la parte più rilassante è segnare il percorso, specialmente il sabato dove allenti una tensione già alta, il cui culmine si raggiunge la domenica tanto da far dire che saresti meno stanco a correrlo.

Per nostro statuto interno il Ghibellino non lo corre nessuno ma io personalmente dopo la settimana prima presa a preparare tutto al meglio credo che non riuscirei a correrla neanche per pochi chilometri.

Cosa dire a chi legge queste righe venite a farlo il “Ghibellino” sono sicuro che ve ne andrete via soddisfatti perchè troverete un percorso fuori dal traffico, attraverserete paesini che vi riporteranno indietro nel tempo, un bosco dove non vi stupireste se vi apparisero degli gnomi, il paesino di Vangile dove le persone si conoscono tutte, un Circolo che se all’inizio  ci ha accolto con un po’ di diffidenza pian piano ci ha adottati tanto da mettere il nostro logo sull’insegna. E soprattutto la nostra accoglienza per mettervi tutti a vostro agio dal primo arrivato all’ultimo perchè per noi chi viene al Ghibellino non è un podista qualsiasi e un “Podista” con la P maiuscola.

Aldo Filippini (l’atleta che ha affrontato tutte le edizioni del Gibellino)
In merito alle edizioni fin qui svolte rientra nel gusto del podista qualsiasi come io lo sono di partecipare ad una competizione, che iniziata quasi casualmente anni addietro, poi diventata nel tempo come un gioco, un appuntamento, un impegno/ritrovo con gli amici e le caratteristiche del percorso, suo, proprio, originale e diverso da altre similari competizioni,
ma che appunto negli anni diventa sempre più impegnativo -quasi una sfida- e per questo più coinvolgente per il maggior impegno di volta in volta profuso ed alla fine appagante per averne portato in fondo l’ennesima edizione.
Come descrivere il Ghibellino?
Nasce già un mese prima con la rituale telefonata di preiscrizione -Ciao Sorini Fernando, primo Capogruppo!- Così come per chi dopo di lui hanno proseguito e tutt’ora ne sono responsabili alla guida del Gruppo – Cito a memoria Marino, Daniele, Fabio, Giorgetti e tutti gli altri che con vari incarichi portano avanti un programma di corse estive ed invernali-.
E siamo già alla mattina della gara ove MARGINE COPERTA con i residenti coinvolti fin dal primo mattino dall’evento che da anni caratterizza l’inizio d’Aprile ne osservano curiosamente l’evoluzione, e tra i molti partecipanti come il sottoscritto costituisce un annuale appuntamento ?quasi un rito- come essersi lasciati il giorno avanti, mentre la Terra ha già compiuto un altro giro intorno al Sole.
Pronti,via! Dopo un breve giro intorno all’abitato alto, affrontiamo l’impegnativa salita verso il COLLE DI BUGGIANO per poi giungere a MASSA, delizioso arroccato paesino dal gusto medievale (223 m s.l.m.), e già la brezza primaverile ci porta i profumi aromatizzati del primo abbondante ristoro allestito quasi davanti alla nota Porta Sud: PORTA DIAZ.
Grazie, mi fermo qui “Il pranzo è servito”.
No,non è vero, manca ancora la parte più bella ed è proprio per quella che siamo venuti anche da fuori Provincia!
Da qui la ripida mulattiera per il CASTELLO DI COZZILE inserita per cause accidentali alla diciassettesima edizione (2001), poi rimasta ufficialmente come nota distintiva, un marchio di fabbrica insomma.
Piacque tanto ai podisti dell’epoca che fu deciso di mantenerla anche nelle successive edizioni, per la novità e per l’impronta che la stessa dava alla manifestazione.
-Ai podisti piace soffrire-
Nelle prime edizioni veniva affrontato un lungo viottolo in salita che portava ad una casa colonica CERRITOIO per poi tornare sull’asfalto verso il CASTELLO DI COZZILE e tale viottolo era quasi tutti gli anni umido e fangoso ?classico da due passi avanti e tre indietro-
Entriamo finalmente nella parte boschiva ove un orecchio attento agli echi della natura riesce a distinguere i richiami della popolazione faunistica del luogo, disturbati, ma solo per oggi, da una lunga carovana di magliette multicolori indossate da adulti bipedi che si rincorrono quasi ad apparire come in un gioco di caccia, ove l’inseguito è al contempo preda e cacciatore del fuggitivo a lui innanzi e mal si curano dell’ambiente che li circonda.
Qua e là lo scroscio di qualche remota cascatella d’acqua ci ricorda che la attiva flora/ambiente svolge il suo compito stagionale come da secoli remoti.
Da località PIANDARLE una breve discesa per giungere ad un bivio,(e qui il ristoro di un buon Thè caldo è veramente gradito), dove a destra si scorgono i resti di un antico Santuario: CROCI.
Girando verso sinistra vediamo la salita per VERRUCA, inserita nelle prime edizioni, quando la corsa era classificata per una distanza di 22 Km, come recitavano i depliants dell’epoca fino all’anno 2000, mentre invece adesso prendiamo dal basso l’impegnativo sentiero che ci porterà verso la perla dell’intero percorso: l’antico PONTE DI BARANO attribuibile ad epoca romana anche se in parte restaurato ma pur sempre godibile alla vista.
Questa parte del percorso quasi interamente scavato tra rocce e pietre è sovente scivoloso per le caratteristiche del terreno quasi sempre umido da percorrere con attenzione onde evitare cadute, tali da compromettere il buon esito della corsa.
Numerosi sono i cartelli: Discesa Pericolosa Attenzione. messi in loco dall’Organizzazione.
Eccoci finalmente, stanchi ma integri al transito sul nominato ponte e per un attimo -se ci metti un po’ di fantasia- potrai scorgere Fate e Gnomi, Dame e Cavalieri in sella a cavalli alabardati in cammino verso invisibili, fantasiosi castelli, avvolti dall’impenetrabilità della boscaglia.
Ma è qui, con alle spalle questo breve momento di fantasia, che ogni anno ritrovi l’amico Rinaldo, (non a caso un nome così, in sintonia con quanto detto prima in relazione al luogo, che evoca sopiti duelli e amorose battaglie come da classica letteratura), che ha fatto sua questa postazione di servizio quasi come un punto fisso d’orientamento, e con lui considerando le residue forze a disposizione ancora da spendere viene spesso una battuta d’obbligo su come nel tempo la carta d’identità incida sulle prestazioni…(almeno per quanto mi riguarda), ma è un attimo perché la corsa non è ancora finita, e dopo il ben fornito ristoro: IL BOSCHETTO; LA BAITA, ci attende una lunga discesa CASORINO che ci proietta sull’arrivo e già pregusti l’annunciato gustoso e sempre gradito PASTA PARTY, anche questo un altro positivo aspetto dell’intera manifestazione!
Nella sala interna si svolge la festosa premiazione dei vincitori delle varie categorie, ma i non competitivi sono impegnati per un bis di carboidrati, forti del motto: “Noi non abbiamo il problema di vincere perché fortunatamente a vincere c’è già chi ci pensa”
In conclusione, se mi è permesso vorrei suggerire, magari per una sola volta in occasione della Trentesima edizione (ci siamo quasi), di tornare al percorso originario delle prime edizioni così tanto per fare un tuffo nel passato.
Abbiamo iniziato questo racconto parlando di medaglie, quale occasione migliore per riproporne una per ricordare tale evento? Oppure una maglietta datata. Tanto sicuramente i problemi per l’economo Giorgetti, il veterano Daniele e il Presidente Marino non mancheranno.

Saluti a tutto il Gruppo Massa e Cozzile. Aldo Filippini da Firenze.

Gigi

Il Ghibellino è una corsa senza mezzi termini: o si ama, o si odia.

Non è una delle tante corse che quando arrivi pensi: “che bella…”; oppure: “era meglio se andavo a correre a….”. Il Ghibellino lascia il segno: nel bene o nel male.

Come dire…..è un fatto di pelle. E’ la Parigi-Roubaix del podismo toscano.

Perché in fondo è una corsa perfetta. Organizzazione eccezionale, ristori ricchi e ai punti giusti (anche per celiaci, all’arrivo), pacchi gara abbondanti, un’infinità di premiati e per chi non rientra nei premi la possibilità del premio a sorteggio. Non è questo il punto.

E’ che quando il Ghibellino lo corri la prima volta, e arrivi in fondo, ci sono due cose che puoi fare: innamorartene, o maledirlo e non tornarci mai più.

E’ ingannatore, con la sua partenza invitante, dove la discesa, seppur leggera, prevale. Lo scalpitio dei passi ha rubato il posto al minuto di silenzio osservato per ricordare Eleonora. Nel lungo viale che ci porta alla prima salita si può vedere l’imponenza dei quasi mille podisti ancora tutti in gruppo.

E’ al 5° km che questa corsa inizia a rivelarsi. Fin qui è stato solo un susseguirsi di saliscendi, ma la salita adesso è continua, su asfalto. La pianura sempre più lontana rende l’idea di quanto stiamo salendo. E quando pensi che sia finita, la salita arriva sempre più dura, sempre in maniera diversa. Prima su asfalto, per arrivare a Massa, poi sulle stradine di pietra, lastricato, larghi gradini ai quali cerchi di dare un ritmo: due passi un gradino, due passi un gradino……ma non c’è ritmo…., poi il lastricato si fa più sconnesso, fino a diventare sentiero di monte, erba, foglie, fango. Quasi dal nulla spunta Cozzile: è lì che siamo diretti, ma è ancora molto più in alto di noi. Ci arriviamo per un sentiero di pietre scivolose; si cerca quelle un po’ sporgenti dove ancorare il piede. Il gps, alla voce “pendenza” segna 27%, come il Lombardone.

Secca curva a sinistra e siamo su una stradina di mattoncini che costeggia le mura di Cozzile. Si sale ancora, ma rispetto agli ultimi 2 km sembra un’autostrada. Qualche persona ci accoglie con applausi alla porta dalla quale entriamo in paese. Un po’ d’acqua al ristoro e poi, finalmente, è possibile dare sollievo alle gambe, nella strada sterrata in leggera discesa che all’uscita del paese ci introduce nel bosco.

La corsa cambia nuovamente caratteristiche. Dalle case moderne di Vangile, alle mura medievali di Cozzile, alla bellezza selvatica della natura. Una corsa lunga tre epoche.

C’è fango. Il sentiero è disseminato di pietre. Una lunga salita, l’ennesima, caratterizza il 12°km. Poi è roba da discesisti, e io ci vado a nozze. Non ho nessuno davanti a me, e posso saltare, scegliermi le traiettorie, allungare o accorciare il passo in base alle pietre, alla conformazione del terreno. Non riesco ad evitare alcune fronde di ginestra che mi becco in pieno volto poi le scarpe affondano nella mota e poi in un rigagnolo d’acqua poi nuovamente nella mota poi per “lavarle” aspetto un altro rigagnolo che non arriverà mai poi lo sguardo fisso sulle foglie infide a nascondere tranelli e terreno, pietre e rami sporgenti. Ogni passo è un’incognita affidata alla sensibilità del piede poi davanti a me appare il Ponte di Barano: ……un gioiellino sospeso in una fiaba……. Un’ulteriore strappo dove un tappeto rosso è stato steso per evitare di scivolare e………….Sterrato!

Si sale ancora ma su sterrato. Possiamo allentare la concentrazione e dedicarci a “contare i danni”! Le gambe mi sembrano a posto, e siamo quasi all’ultimo ristoro, quello che determina l’inizio della discesa, quegli ultimi 5km su asfalto da fare tutti d’un fiato……..si, se le gambe ce la fanno!

Guardo il crono…..io ci provo, e mi lancio in quel vortice di ulivi e tornanti. Primo km di discesa in 3’11”, le gambe reggono bene e allora proseguo oscillando tra 3’10”/3’20”km. Si vede l’arrivo, si riconosce dal fumo delle salsicce! Guardo ancora il crono: si che ce la faccio. Attraverso il ponticello, leggera discesa per raggiungere il ponte successivo, quello che mi porterà sul rettilineo finale che è in leggera salita, ma sto ancora spingendo. 20°km, ormai ci siamo, allungo ancora finché appare ancora il tappeto rosso, e questa volta è quello dell’arrivo.

All’inizio della discesa sembrava impossibile arrivare sotto l’ora e trenta, ma ora non ho più bisogno di guardare il mio crono, dato che è ben visibile quello sopra il traguardo e quando ci passo sotto segna 1h29’19”.

Il Ghibellino è così, o si ama o si odia. Io lo amo.